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10 problemi da affrontare al rientro da un interscambio

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Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

Chiunque abbia vissuto un’esperienza all’estero, per studio o volontariato, sa di cosa stiamo parlando: la sindrome da rientro è l’incubo con cui migliaia di ragazzi ogni anno si trovano a dover fare i conti quando è il momento di tornare a casa e intraprendere nuovamente la solita routine quotidiana. Ricominciare con le vecchie abitudini e vestire i panni di una vita che non si sente più propria, lottando strenuamente per conservare almeno un pizzico di quella meraviglia con cui ogni giorno si era soliti osservare il mondo. Questa è la missione che ogni ragazzo al ritorno da un interscambio deve affrontare e da cui non sempre si esce vittoriosi. In effetti, non esistono ricette universali per superare la sindrome da rientro, se non il consiglio di organizzare quanto prima un altro viaggio all’estero, per tornare a respirare nuovamente un’aria diversa e rivivere almeno in parte tutte le sensazioni che solo un luogo inesplorato riesce a darti.

Per non lasciarvi soli ad affogare nella malinconia, però, abbiamo pensato di elencare i 10 problemi più comuni che deve affrontare chi torna in patria dopo settimane o mesi di vita all’estero, perché una bella terapia di gruppo è certamente di grande aiuto:

  1. NIENTE RICHIESTE DI AMICIZIA – Iniziare una nuova vita, anche se per poco tempo, in un altro paese significa costruire da zero le proprie relazioni sociali ed al giorno d’oggi i gruppi si creano quasi prima su WhatsApp che nella realtà. Conoscere nuova gente e aggiungerla dopo pochi secondi su Facebook misura la voglia di trovare al più presto qualcuno con cui condividere gioie e scoperte della vostra rinascita personale. Quando siete all’estero vi ritrovate spesso col cellulare di qualcun altro in mano, per scrivere correttamente il vostro nome e cognome e facilitare la ricerca di quei poveretti che non possono capire al volo la tipicità di un qualsiasi nome italiano. Tornati a casa, dimenticate tutto ciò: nel vostro paesino o quartiere che sia, hanno già tutti il vostro contatto ed è più probabile che qualcuno vi rimuova piuttosto che aggiungervi. Ma questo non produce una notifica.
  2. ADDIO REGOLE ALIMENTARI – Qualora abbiate vissuto in un Paese che non spicca per la sua tradizione culinaria, al rientro a casa non riuscirete a smettere di mangiare quanto di buono ci sia a portata di mano.  Ricordando la voce di vostra madre che quando eravate bambini ripeteva come una cantilena “mangia, chè ci sono bambini che muoiono di fame…”, capirete a fondo il senso del messaggio e vi ingozzerete con la scusa che non sapete quanto ancora resterete a casa, prima di ritornare ad adattarvi alla cucina non entusiasmante di qualche altro angolo di mondo. Inoltre, chi ha vissuto da solo capisce quanto sia difficile preparare un pranzo che sia buono almeno la metà di quello della mamma: meglio approfittare di uno dei pochi lati positivi del ritorno al nido. Smettete però di prestare attenzione alla bilancia.
  3. SONNO, QUESTO SCONOSCIUTO – Di motivi per non dormire di notte siamo sicuri che ne avrete a dozzine: amori lontani, esperienze difficili da dimenticare, sogni momentaneamente in stand-by. Ma la causa principale della mancanza di sonno resta il fuso orario: se siete stati più di un mese dall’altra parte del mondo, riabituarsi a rispettare gli orari domestici è impresa difficile. Imporsi di dormire o cercare di avere fame ad orari apparentemente inusuali sono attività comunemente praticate nel periodo post-interscambio. Non si parla ancora di discipline olimpiche, ma si è sulla strada giusta per il loro riconoscimento.
  4. DO YOU SPEAK ITALIANO? – Avete passato mesi a parlare un’altra lingua o magari a tentare di apprenderne di nuove e adesso al massimo potete scegliere se utilizzare l’italiano oppure il dialetto della vostra città. Il confronto è impietoso ma c’è qualcosa che va oltre la voglia di avere conversazioni multilingue: è l’abitudine di rivolgervi ad una persona sconosciuta in inglese per capire se sarete in grado di comunicare con lei. Così se ad esempio il vostro volo di ritorno atterra a Roma e avete vissuto per sei mesi negli USA, vi verrà naturale usare l’inglese anche per chiedere informazioni in aeroporto.
  5. L’INCUBO DEI MESSAGGI – Non c’è bisogno di vergognarsi, lo fanno tutti: tirare un sospiro di sollievo perché stando all’estero e cambiando scheda e numero, vi siete auto-esclusi dalle centinaia di gruppi su WhatsApp di cui non vi importa un fico secco. Non dover più leggere sequenze di messaggi senza alcun interesse per voi contribuisce certamente al miglioramento del vostro benessere ed all’attenuazione dello stress. Stesso discorso vale per le persone che fareste volentieri a meno di sentire, anche solo per un giorno al mese: dando il vostro numero solo a gente selezionata, siete in grado di filtrare le vostre interazioni. Tornati a casa non avete scampo da tutto ciò, a meno che non decidiate di cambiare numero ancora una volta.
  6. PARERI E CONSIGLI – Si tratta di una conseguenza del punto precedente: essere di nuovo reperibili in qualsiasi momento vi espone a tutta una serie di pericoli, che vanno dal tentativo di tirarvi in mezzo ad una diatriba tra amici alla richiesta di pareri e consulti su improbabili relazioni sentimentali. Tutti sanno che un amico si vede proprio nel momento del bisogno, ma per voi che avete fatto volentieri a meno di tutto ciò per settimane questo proverbio perde di significato. Vorreste solo essere lasciati in pace ad accarezzare nella memoria i ricordi di una vita da sogno che è stata bruscamente interrotta, mentre il mondo esterno non fa altro che cercare di riportarvi nel caos di una vita fin troppo reale.
  7. UN FEGATO PER AMICO – Potrà sembrare strano, ma una volta rientrati vi accorgerete che bere a qualsiasi ora del giorno e della notte non è proprio la normalità, né la più sana delle abitudini. E mentre verserete qualche lacrima pensando alle lunghe notti alcoliche dagli esiti sempre più imprevedibili e parallelamente meno chiari, il vostro fegato proverà a rifarsi anch’esso una vita, dopo i turni di lavoro massacranti a cui l’avete costretto nell’ultimo periodo. Qualcuno vi dirà che questa cosa non può farvi che bene, ma il ricordo di quelle bevute a basso costo vi terrà svegli per molto tempo ancora (vedi punto 3, “altri motivi”).
  8. BENVENUTO STRESS! – Una delle cose migliori che ricordate della vostra vita durante l’interscambio è l’assoluta mancanza di preoccupazioni e problemi vari. Poi, una volta a casa, trovate lo stress ad aspettarvi sul ciglio della porta, con la stessa voglia di riabbracciarvi dei vostri familiari. Cercate di troncare al più presto questa relazione che  danneggia voi e chi vi sta intorno.
  9. HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA – Forse si tratta del sintomo peggiore della sindrome da rientro, l’incapacità di comunicare verbalmente ad amici e familiari tutte le sensazioni provate durante l’interscambio. Sembra una frase fatta, ma chi non ha vissuto questo tipo di esperienza, non capirà mai totalmente la portata dell’entusiasmo che riempiva le vostre giornate e, di conseguenza, la tristezza e lo smarrimento causati dal ritorno. Non fatevi demoralizzare e non incolpate i vostri interlocutori per questo. Quello che avete vissuto rimarrà sempre nei vostri cuori come qualcosa di ineguagliabile, fatene il vostro tesoro ed abituatevi a non poterlo condividere completamente col mondo.
  10. UN ALTRO PIANETA – Fare il proprio ingresso nella casa in cui si è cresciuti, produce uno strano effetto di smarrimento: ma quell oggetto è sempre stato lì? su quel muro non c’era appeso un quadro? Domande profonde come queste affioreranno nella vostra mente ed a seconda delle risposte, vi faranno capire se siete dotati di un’ottima memoria o se siete sempre stati degli estranei in casa vostra. In ogni caso la vertigine che si prova nel varcare l’ingresso è scontata e verificata, un po’ come il primo passo dell’uomo sulla Luna. Non lasciatevi intimidire.

 

Abbiamo provato a sdrammatizzare, scherzando sulle situazioni che un ragazzo deve affrontare per sopravvivere alla sindrome da rientro da un interscambio, ma il fine resta nobile ed elevato. Sappiamo che è dura e che vi sembra che niente sarà più come prima: beh è così, ma voi non potete farci nulla. Ricordate solo che per un’esperienza che si conclude, per quanto questa possa essere stata incredibile, ce ne sono altre cento altrettanto spettacolari, lì pronte per essere vissute. Non demordete e continuate a lottare, o a sognare, che poi è la stessa cosa.

 

Ah e ovviamente un’ultima cosa…ripartite appena ne avete la possibilità!

 

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