Storie

Giulio Regeni e gli altri, tra dolore e rispetto

Giulio Regeni
Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

Si, è successo ancora. Un altro dolore, un altro corpo senza vita, un altro figlio caduto in terra straniera, senza alcuna colpa se non quella di aver cercato di vivere al meglio la propria vita.

Giulio era davvero un ragazzo modello: una vita da bravo studente, il liceo negli USA, la laurea in Inghilterra ed il dottorato in corso; si trovava in Egitto per questo motivo, e non solo per passare il tempo. Ma il destino tramava contro, chissà da quanto tempo, ed oggi di Giulio resta solo il ricordo. Per non parlare del suo corpo martoriato. Quello che intristisce di più, però, è l’ennesimo linciaggio post-mortem a cui ci è toccato assistere dopo che aver ricevuto questa tragica notizia. Col cadavere di un ragazzo di 28 anni ancora caldo, si sono aperte le gabbie dei giudizi, degli avvoltoi, dei stramaledetti predicatori senza limiti, senza vergogna, senza senso.

Cosa vogliono? Cosa volete da noi ragazzi? Ditecelo e mettetevi (metteteci) l’animo in pace. Perché siamo davvero stanchi, oltre che arrabbiati.

Ci accusate di essere svogliati, viziati, senza voglia di impegnarci e senza valori, ci spronate perché secondo voi non è mai esistita una generazione tanto fortunata come la nostra, e poi appena proviamo a fare qualcosa di buono siete lì a criticare ogni cosa. Dite che ci piace stare a casa, farci preparare il pranzo dalla mamma anche se ormai siamo quasi trentenni, ma se tentiamo di uscire da una realtà sempre più piccola e opprimente non c’è modo di trovare non dico un riconoscimento, ma nemmeno il minimo sostegno.

Valeria Solesin è morta a Parigi perché era lì a divertirsi. Giulio Regeni è andato ad immischiarsi in affari non suoi, e poi probabilmente era una spia. Greta e Vanessa sono idiote visionarie che pensavano di salvare il mondo, e solo grazie ad un riscatto milionario sono ancora tra noi. Simone Camilli avrebbe potuto fotografare matrimoni in Italia invece di documentare la guerra nella Striscia di Gaza, e morire per l’esplosione di un missile. E così via, tanti altri esempi di ragazzi italiani che all’estero hanno tentato di vivere un sogno, però hanno conosciuto il tocco fatale di un destino crudele. Tutti, a detta di molti, colpevoli di aver cercato troppo, e troppo lontano. Tutti dei sognatori senza speranza, degli illusi che hanno incontrato una fine ampiamente prevista, quasi scontata. Volevano cambiare il mondo, ma dal mondo sono stati inghiottiti, masticati e poi sputati via, alla mercè di animali necrofagi.

Non capite. Non capite che questi giovani sono il futuro di questo paese. Che questi ragazzi, coraggiosi, intelligenti, internazionali, pronti a tutto, sono l’unica cosa che ci fa sperare in un futuro migliore, in un domani degno di questo nome, più giusto. Ognuno di questi italiani morti lontano da casa ha avuto il grande merito di impegnarsi fino alla fine per qualcosa in cui credeva. Sono persone che hanno abbandonato tutto, famiglia, amici, sicurezze per varcare i confini della vita di provincia e buttarsi a capofitto in un mondo tanto meraviglioso quanto crudele. Che ti da mille opportunità, ma circondate da un milione di pericoli, sempre lì in agguato con l’intenzione di rovinare tutto. Tutti.

Se non riuscite a comprendere cosa muove questi ragazzi, cosa li spinge a macinare migliaia di chilometri, ad accettare lavori precari, a mettere sempre tutto in discussione, evitate di giudicare. Evitate di macchiare la memoria di chi voleva solo dare un senso diverso alla propria vita, studiando qualcosa di cui non sentirete mai parlare, aiutando gente che non incontrerete mai, difendendo cause di cui non vi importerà mai nulla. Fatelo per rispetto verso la loro memoria.

Piuttosto fate una preghiera, per loro. Ma anche per tutti quei ragazzi che in questo momento sono lì fuori, in qualche paese sperduto, a lottare per un vita decente, per un mondo più equo, per dei valori che voi troppo facilmente avete dimenticato.

 

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