Storie

L’amore è un contrattempo

Buenos Aires
Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

Deve essere per forza così. Mettiamo il caso che io sia qui a cercare di scrivere un dannato articolo sui posti visitati negli ultimi giorni: ecco, non pensate che sia una cosa facile, per uno come me. Io resto incantato di fronte a tantissime cose, ogni strada, ogni parco, ogni monumento finiscono per affascinarmi ed è davvero dura riuscire a trovare ogni volta parole nuove per declinare in un testo decente tutto ciò…

“Hey…non dirmi che stai studiando!”

“No, in realtà scrivo…un articolo per un blog di viaggi.”

“Fico! Leggimi qualcosa…”

“Intendi qualcosa di quello che sto scrivendo? Nah..”

“Dai si, voglio sentire!”

“Ma è in italiano…”

“Va bene uguale.”

L’amore è un contrattempo, al diavolo l’articolo che sto mettendo giù a fatica, cosa mi importa se ci sono questi due occhi che mi passano accanto veloci, si arrestano, poi tornano indietro e mi inceneriscono. Devo essere un tale idiota, se di fronte a tutto questo interesse non riesco a fare a meno della mia timidezza. Gli occhi ripartono, probabilmente delusi, scendono le scale e vanno a sdraiarsi su un divano.

“Posso sedermi qui?”

“Certo! Finito di scrivere il tuo articolo?”

“Mh…ho lasciato perdere, non ho la testa adesso. Preferisco leggere.”

“Cosa stai leggendo?” 

“Garcia Lorca.”

“Mai sentito…”

“Uno dei poeti che più amo, nessuno riesce a descrivere in versi un amore tormentato come fa lui”

“Tormentato? Interessante… Fammi leggere qualcosa!”

“Questo puoi leggerlo, ha la versione in spagnolo a fronte.”

“Lo leggo in italiano, se per te va bene”

Inciampano più volte, quegli occhi, su parole dalla pronuncia scivolosa, ma si tratta di una scusa per ridere insieme. Cerchiamo su Wikipedia la vita di Garcia Lorca e gli occhi si velano di una leggera tristezza, ma ne restano assolutamente affascinati.

“Mi piace davvero, lo comprerò quando tornerò a casa.”

“Viaggi a lungo?”

“No, solo tre settimane…avevo bisogno di staccare, di allontanarmi un po’ dalla mia vita per vedere che effetto fa vederla da lontano.”

Come li capisco, questi occhi, che cercano la stessa cosa dei miei, magari una maledetta balena bianca in un oceano infinitamente più grande di quanto possiamo immaginare. Ma che importa? Siamo sulla stessa barca, tanto vale prendere il largo.

“Ti va di uscire?”

“Adesso?”

“Si, ti mostro qualcosa della città”.

“Lo fai spesso?”

“Cosa?”

“Portare in giro la gente”.

“No…ma ti va?”

“Andiamo”.

Camminare in una città sconosciuta è ancora più strano se lo fai misurando i tuoi passi con quelli di qualcun altro. Quando passeggi da solo, puoi fare un passo lunghissimo dopo uno leggermente più corto,   nessuno noterà la tua discontinuità, sei protetto dalla tua solitudine, il mondo non presta attenzione. Se lo fai mentre sei in compagnia, la disattenzione è evidente, esplode e rimbomba come un tuono in una notte d’estate, potente da far venire i brividi dietro la nuca. Un passo, due, tre…niente sembra intralciare il cammino di questo paio d’occhi sconvolgenti.

“Sei mai stato in questa piazza?”

“No, non sono riuscito a vedere tutto in questi giorni…”

“In assoluto, la mia preferita. Quando ho tempo, vengo a correre qui e poi mi siedo su quelle panchine”.

“Prendiamo qualcosa da bere e andiamo lì, allora…”

Potrei parlare di questa piazza nel mio prossimo articolo, penso mentre la bottiglia di birra ghiacciata mi sta paralizzando una mano. Gli occhi non cedono, continuano ad osservare un punto indefinito, proprio di fronte alla panchina su cui siamo seduti. Al loro interno si riflette la luce tenue dei lampioni ormai vecchi della piazza, ma è qualcosa che viene da dentro a regalargli una sfumatura unica, di quelle che sei pronto a giurare di non averne mai vista prima una uguale o per lo meno somigliante; di quelle che non sai bene in base a quale principio, ti mozzano il fiato; di quelle che ti fanno pensare che qualsiasi parola dovesse uscire dalla tua bocca, suonerà come la più grande idiozia mai pronunciata.

“Mi piace venire qui e pensare: non capita spesso di essere soli, a migliaia di chilometri da casa, una birra in mano, niente cellulare che vibra in continuazione, nessuno che ti aspetta a casa…insomma, puoi stare qui e pensare per tutto il tempo che vuoi, finchè non trovi delle risposte”.

“Le trovi?”

“Se le avessi trovate, non sarei qui adesso con te”.

“Devo esserne felice o cosa?”

“Non lo so…il tempo ti dirà se sei stato fortunato ad incontrarmi o no”.

“Il tempo dice anche che domani parto per Montevideo”.

Strani questi occhi, che riescono a rimanere luminosi anche quando una nuvola minacciosa si avvicina per rovinare tutto. Si, domani parto, qui fa un freddo cane, ho dimenticato di prendere il cappello mentre uscivamo, probabilmente tra poco inizierà a piovere ed io non faccio a meno di pensare che avere il battito cardiaco così accelerato non è un buon segno. Maledetti occhi, se almeno la smettessero di guardarmi per qualche minuto, forse potrei pensare anche io, trovare le mie risposte, trovare il freno di questo maledetto treno che viaggia a tutta velocità verso l’abisso e provare a fermarlo in tempo.

“Siamo qui, adesso…cosa importa se domani parti?” 

“Beh, diciamo che non è il massimo se tu vivi in un Paese ad almeno otto ore di volo da dove vivo io.”

“Probabilmente se vivessimo nello stesso Paese, non ci saremmo mai incontrati. La voglia di fuggire, qualche episodio infelice e il destino ci hanno trascinati qui stasera, su questa panchina, in una città sconosciuta per entrambi. E allora siamo qui, adesso…”

“Siamo reali, vero?”

“Tu non la smetti mai di farti domande?”

“Il punto è che io…”

Com’è dolce il sapore di questi occhi…dolce come un frutto maturo, colto al momento giusto. Dolce come quando hai la sensazione di essere lì ad un passo e ti godi il momento del trionfo. Dolce come un bacio non troppo atteso, ma chiaramente desiderato.  Si chiudono quegli occhi, si chiudono anche i miei.

L’amore è un contrattempo, una domanda impertinente a cui non sei pronto a dare una risposta, un invito che accetti con entusiasmo anche se non sai dove ti porterà, una porta spalancata che provi ad attraversare, una storia che inizi a raccontare con lo stomaco capovolto, una musica che ti fa chiudere gli occhi, un vento che ti accarezza la schiena, un sogno che non termina al risveglio, un film che rivedi mille volte e ogni volta sospiri. L’amore è inaspettato, impudente e leggero, come un tocco, come un soffio.

Perder la meraviglia, è il mio timore,

dei tuoi occhi di statua, sfiorato

di notte sulla guancia dal tepore

di rosa solitaria del tuo fiato.                            (F. Garcia Lorca, Sonetto del dolce lamento)

 

 

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