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Le cose semplici

Bambini felici con i palloni
Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

Alla fine, non è per niente facile. Trovare le parole, contenere le emozioni, rielaborare i pensieri, analizzare la cosa. Non è facile portare su una pagina bianca tutto quello che hai racchiuso nel petto. E però uno ci prova, sempre, perchè cosa c’è di più bello che condividere la propria gioia? Soprattutto se questa gioia ha origine da un lavoro di squadra, da una convergenza di intenti, di sogni che si sono uniti trasformandosi in un unico grande obiettivo.

Quando quasi due mesi fa ho lanciato l’idea sul mio profilo Facebook ero un po’ titubante circa il risultato che avrei raggiunto: ogni giorno veniamo bombardati da richieste di donazioni, la società sembra guardare con sempre maggiore diffidenza a questo tipo di campagne e molto spesso, purtroppo, la diffidenza abbraccia il sospetto di qualcosa di marcio, poi tristemente reale.

Mi sbagliavo. Di molto. In pochi giorni il mio appello è arrivato a tanta gente, a tante persone che nemmeno mi aspettavo, a tanti cuori che si sono lasciati penetrare dalla promessa di felicità. Si trattava di uno di quei pochi casi in cui anche stando dietro uno schermo, era possibile rendersi utili. Una delle poche situazioni in cui muovendo un dito si spostava una pietra, forse addirittura una montagna.

Pensate che stia esagerando? Io non credo…provate a vedere le foto di questi bambini. Immaginate di trovarvi lì, sommersi dalle urla, piegati dalla voglia di vivere di queste creature, inebetiti nell’osservare quanta forza riescano a trovare, sorpresi dall’ampiezza dei loro sorrisi.

Erano giorni che aspettavano tutto questo, ed oggi finalmente hanno ricevuto il loro regalo: un pallone. Cosa sarà mai? Cosa c’è di così straordinario in questo oggetto rotondo, da prendere a calci e far rotolare per terra? All’apparenza niente…ma allora non si può spiegare la reazione di questi bambini! Come di fronte ad uno spettacolo di magia, meraviglioso, ma che ti lascia lì a pensare quale sia il trucco che c’è dietro, così io sono rimasto spiazzato, impressionato.

“Quando arrivano i palloni?”

“A che ora ce li porti?”

“Ma sono davvero uno per ognuno di noi?”

“Veramente ci hai portato quelli di cuoio?”

Ogni volta rispondevo a queste domande con maggiore incertezza, minuto dopo minuto mi rendevo conto di un’aspettativa incredibile da parte loro, e di quanto per me quel gesto fosse quasi normale. Insomma, c’era qualcosa che non andava, una sorta di sbilanciamento. Non capivo il trucco.

E poi ad un tratto capita di sentirsi degli stupidi, quando il trucco viene svelato e si scopre che era piuttosto ovvio, abbastanza scontato.

Il trucco me lo hanno svelato i loro occhi, nel momento in cui hanno visto davvero i palloni, lì davanti a loro.

La loro frenesia si è dileguata, colpita a morte dalla realtà di quei regali apparsi per magia, lasciando il posto ad una piccola scia di imbarazzo misto a gratitudine.

Quando sono venuti a prendere i palloni dalle mie mani, uno per uno, io l’ho vista nelle loro pupille, quella gratitudine. Era evidente nei loro sguardi un po’ bassi, in quei sorrisi ancora più belli, in quelle piccole mani che afferravano una palla e se la portavano al petto, quasi per evitare che cadesse e rotolasse via, lontano da loro.

Allora ho avuto un flashback, ho chiuso per un attimo gli occhi e sono tornato a quando ero un bambino e ricevevo un regalo al mio compleanno, o per Natale: sono andato a riesumare quella gioia irrefrenabile nel ricevere un dono, un giocattolo tanto atteso, un oggetto apparentemente semplice eppure per me straordinario. Ho fatto un viaggio dentro di me, nel mio passato, per ricollegarmi alle emozioni di quei bambini, di quelle cento teste felici, di quei cento enigmi svelati. La soluzione era lì, facile, evidente, brutale, stupenda. Si celava dietro la semplicità della cosa, abituata ad essere ignorata dai nostri occhi ormai adulti, non più avvezzi a vedere la felicità nelle piccole cose, nei piccoli gesti.

Si dice che la felicità vada inseguita, eppure io non ne sono così sicuro. Non c’è nulla da inseguire, perchè non c’è niente che sta fuggendo. Perchè la felicità dovrebbe fuggir via da noi? Cosa mai le avremmo fatto di così terribile?

No, la felicità si coltiva, si aspetta se volete, e poi sboccia, cresce, dà i suoi frutti. È ovunque attorno a noi, basta imparare a riconoscerla. La felicità è nella gratitudine di una signora a cui cedi il posto nell’autobus anche se ti fanno male le gambe. È negli occhi di un bambino a cui doni qualcosa che per te è nulla ed invece a lui cambia la giornata. È nell’espressione di chi ti guarda incredulo fare qualcosa di così semplice eppure così straordinario e quasi esclama: “perchè non ci ho pensato prima?”. È in una parola, in quel “grazie” sussurrato per un attimo e tuttavia impossibile da non percepire. È nelle urla di gioia, nelle corse a perdifiato, nelle risate spontanee, negli abbracci quando è il momento di salutarsi, nelle mani che si agitano per dirti che si, di sicuro vi rivedrete, perchè tutti tornano nel posto in cui sono stati felici almeno una volta.

La felicità è la direzione che dai alla tua vita e non la meta. Alla meta si arriva alla fine, mentre la felicità ti accompagna lungo tutto il cammino.

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