Fashion

Se la moda diventa arte…

Museo Arte Contemporanea
Elisa Zisa
Scritto da Elisa Zisa

Avete mai provato ad osservare un abito di haute couture, per poi rimanere incantati per la sua bellezza, semplicità ed estrema perfezione e avere la curiosità di chiudere gli occhi per cercare di ripercorrere tutto il processo che ha portato alla sua creazione?

Pensate a una semplice mano che impugna una matita, che con questa inizia a tracciare dei segni su un foglio bianco, segni che piano piano, uno dopo l’altro iniziano a prendere forma, a trasformarsi in linee sinuose che ritraggono il perfetto corpo di una mannequin. Un disegno che si accende solo con i colori giusti, che prende corpo solamente quando vengono accostati ad esso i materiali che dovranno essere utilizzati per la sua creazione. Un semplice disegno che viene studiato con occhio attento, che viene creato proprio per essere poi riprodotto da mani laboriose e forse un po’ magiche. È di magia che si deve parlare in questo caso? Davanti al processo che fa si che, in modo del tutto naturale, quello che fino a poco tempo prima era un foglio bianco diventi un pezzo unico che porta con sé tutta una storia e caratteristiche uniche legate ad un nome o ad una firma…è magia o splendida arte quella che permette a questi individui di dare vita a dei capolavori?

Non mi sembra che si parli di magia davanti alla tela di un pittore, ma piuttosto di grandi capacità, di talento innato e soprattutto di arte pura. Perché tutto ciò non dovrebbe valere anche per uno stilista e le sue opere? Perché è di questo che parliamo, di opere che a differenza di quelle di un pittore non sono fatte di colori spalmati su una tela ma di tessuti, creati, studiati, lavorati, assemblati, indossati e a volte persino esposti nei musei.

Basti pensare Metropolitan Museum of Art che negli anni ha ospitato le creazioni di importanti couturier, da Yves Saint Laurent (1938) ad Armani (1997) o ancora del Muséè de la Mode de la Ville de Paris, noto come Museo di Galliera, storico palazzo del XIX secolo che ospita al suo interno, a pochi passi dalla Tour Eiffel, oltre 70000 esemplari, a ripercorrere la storia della moda francese maschile e femminile.

In realtà fino al ‘700 gli abiti venivano sempre collocati in una sfera extra-artistica, essendo i sarti considerati alla stregua di semplici artigiani. La storia della loro emancipazione dal mondo dell’artigianato e il conseguente riconoscimento di una dignità artistica, avvenne grazie a due figure chiave del mondo della moda, due nomi che ne hanno segnato la storia: Charles Frederick Worth e Paul Poiret.

Worth fu il primo grande stilista ad etichettare i propri capi, a firmarli proprio come un pittore con le sue tele e ad esporli servendosi di indossatrici, facendo inoltre sfilare le sue collezioni con una stagione di anticipo. Allo stesso modo Poiret, che svariate volte affermò di essere un artista e non un sarto, considerava i pittori suoi colleghi, proprio perché il lavoro che svolgevano non era poi così diverso dal suo.

Al giorno d’oggi forse si è smesso di pensare a tutto ciò e probabilmente si tende davvero a considerare lo stilista solo un esecutore, colui che seduto ad una scrivania in una stanza più o meno luminosa disegna dieci, cento, mille abiti con l’unico scopo di completare la collezione che gli viene richiesta. Creare abiti, sopratutto quando si parla di haute couture è un qualcosa di diverso, un qualcosa che può essere assimilato alla creazione di un quadro.

Quindi adesso proviamo a rispondere ad una domanda: la moda è arte? Credo che in tal caso non ci siano parole migliori di quelle pronunciate dal couturier francese André Courrèges al termine di un défilé: “Di certo non direi che la moda non è arte. Se la funzione dell’arte è di dare gioia attraverso l’armonia, il colore e la forma, forse, vestendo una donna in modo che si possa sentire giovane e partecipe pienamente alla vita possiamo, dopo tutto, darle una gioia paragonabile a quella che prova nel contemplare un dipinto”.

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