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Storie di legami a distanza

Interno di un edificio - San Paolo
Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

Me lo chiedono spesso. Quando mi fermo per qualche giorno in una città, o sono ospite di qualche famiglia, capita che qualcuno esca fuori con la solita domanda. “Non ti mancano i tuoi amici? E la tua famiglia?”. Alcune domande si caratterizzano per la grande difficoltà nell’incontrare una risposta certa, chiara e definitiva. Questa sui legami a distanza è certamente una di quelle.

Cosa volete che risponda ad una domanda del genere? Certo che mi manca la mia famiglia; è ovvio che io senta la mancanza dei miei amici. Se così non fosse, sarei chiaramente un mostro senza cuore, un essere cinico e crudele convinto di poter arrivare ovunque senza il minimo appiglio di sicurezza. Ma esprimere in poche parole la tempesta di sentimenti contrastanti che questa domanda mette in atto, è impresa non adatta a chi ha un cuore debole. In pochi istanti si sconfina nel mondo dei sentimenti, si entra con gran fracasso su un terreno delicato, pieno di mine dal potenziale mortale, pronte a punire al primo passo falso.

Eh si, i sentimenti sono pericolosi e molti di voi sanno che un singolo pensiero, un maledetto incontro, uno sguardo sconsiderato, possono rovinare l’umore di un’intera, lunghissima giornata. Per questo chi si trova lontano dall’alveare in cui questi sentimenti nascono e proliferano, cerca sempre un modo per prevenire il tutto, una cura preventiva per evitare problemi maggiori lungo il cammino. Ma poi te lo chiedono, e tocca rispondere in qualche modo.

Mi manca tutto. Mi manca svegliarmi nel letto di casa mia, aprire gli occhi e riconoscere nella luce che filtra dalla finestra tutti gli oggetti della mia camera. I miei libri, il computer, i miei occhiali sulla scrivania, accanto al cellulare. Mi manca andare in soggiorno e lanciarmi letteralmente sul divano, con la faccia affondata tra i cuscini mentre cerco il telecomando a tentoni. Mi manca respirare l’aria di casa, sentire i miei familiari rientrare uno ad uno, chiamandomi per nome, apparecchiare la tavola, mangiare in compagnia…a volte mi mancano persino i litigi, le discussioni, i bronci. Le giornate sono fatte anche di questo ed allora quando tutto viene meno, si sente la mancanza di qualsiasi cosa.

Quasi inutile dire che sento anche la mancanza dei miei amici; la nostalgia dei pomeriggi passati a far nulla, delle ore perse attorno ai tavoli di un bar, facendo mille progetti, sognando vite diverse. Me ne accorgo quando per caso mi capita di ascoltare, ad una festa o alla radio, una canzone che conosco fin troppo bene e mi guardo attorno per cercare quella persona con cui immediatamente inizierei a cantare. Ma non la trovo. Quando vedo qualcosa di divertente per strada, ma non ho nessuno accanto per farglielo notare e ridere insieme. Quando sono assalito da un dubbio e non c’è l’amico di sempre a cui chiedere un consiglio, anche se il più delle volte non è nemmeno in grado di aiutarti. Perché in fondo l’amicizia è questo, è esserci sempre e comunque, al di là del risultato, dei vantaggi concreti. Un amico è una persona che continua a starti accanto anche quando il resto del mondo ti rema contro; è colui che magari usa le parole sbagliate, ma sa cosa è meglio per te; che non ha bisogno di farti domande e con un solo sguardo capisce se c’è qualcosa che non va. Conosco tante persone durante i miei viaggi, persone incredibili con cui vivo esperienze indimenticabili, di un’intensità difficile da immaginare. Ma spesso finisco col pensare agli amici di una vita, che continuano a vivere la loro vita, a migliaia di chilometri da me. Succede in un momento qualsiasi, magari mentre faccio colazione, o magari mentre passeggio osservando le vetrine, in un pomeriggio qualsiasi. Accade, e mi lascia un sapore amaro fin giù nella gola.

Quindi la risposta è si, mi manca tutto. Mi mancano tutti. Ma non c’è motivo per cui tutto questo debba influenzare le mie scelte. I sentimenti nascono dentro di noi e proprio per questo ce li portiamo dentro ovunque andiamo. Sono sempre legatissimo alla mia famiglia, anche se appena posso prendo un aereo e scappo via. Loro sanno che non significa amarli di meno, si tratta solo di seguire una strada tenendo sempre ben presente il punto in cui quella strada ha inizio. Allo stesso modo, resto sempre in contatto con i miei amici, anche se sto attraversando una terra desolata a bordo di un mezzo di fortuna: non appena riesco a trovare una connessione decente, sono loro le prime persone a cui scrivo per dare segnali di vita, o semplicemente per scherzare un po’ ed alleviare situazioni non proprio idilliache.

Questo è quello che importa alla fine. Avere ben chiare le cose importanti nella mia vita e portarmele dietro proprio come farei con una valigia, chiusa a chiave per proteggerne il contenuto, con la possibilità di aprirla all’occorrenza. Che siano vestiti o sentimenti, una valigia piena torna sempre utile durante un viaggio. E se poi nelle cuffie capita una delle mie canzoni preferite, non devo fare altro che chiudere gli occhi e immaginare di essere a casa; fare leva su certi legami e sentirmi improvvisamente meglio; sorridere, sussurrando inviti casuali per destinatari misteriosi. Ciò che percepiamo come realmente importante, non scivola via dalla nostra vita quando si trova lontano da noi: smette semplicemente di essere visibile ai nostri occhi. Ma per chi è abituato ad orientarsi col cuore, questo non è poi un gran problema.

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