Storie

Una notte in viaggio

Tramonto
Cosimo Scarano
Scritto da Cosimo Scarano

L’autobus è in viaggio già da quattro ore, fortuna che il sedile sia abbastanza comodo, perché ne avrò per almeno altre undici. Se tutto filerà liscio. Non posso fare a meno di chiedermi se tutto questo abbia un senso, voglio dire, oltre a quello di raggiungere una città al confine tra tre nazioni (Brasile, Argentina e Paraguay) che ospita il complesso di cascate più grande dell’America del Sud.
Posso sentire distintamente la strada che mi scivola sotto i piedi, le vibrazioni causate da ogni singola buca nell’asfalto, le salite piuttosto impegnative in cui il pullman ormai vecchiotto scala di marcia e procede sotto sforzo, o le discese davvero ripide che mi strappano una preghiera rivolta a qualcuno lassù. “Fa’ che i freni siano a posto, sono davvero convinto ad andare avanti”. Milioni di alberi salutano dai finestrini del mezzo con i rami gentili mossi dal vento, distese verdi dolcemente ondulate accarezzano i miei occhi stanchi, nemmeno stanotte son riuscito a dormire. Lì all’orizzonte il sole sta incendiando tutto, le nuvole si accendono in un inferno di fiamme e riflessi caldi; dev’essere così il Paradiso, abbagliante, caldo, rassicurante. Andiamo incontro a quel sole, l’autista è chiuso nella gabbiola di guida e vuole tenerci all’oscuro di tutto, ma sicuramente sa già ogni cosa. Ci porta verso il sole a svelare un segreto o a scoprire qualcosa che non credevamo vero, che poi è la stessa cosa.
Gli occhi si fanno più pesanti, buca dopo buca, altura dopo altura, ma qualcosa ha catturato la mia intenzione: una mucca su una collinetta ha smesso di mangiare al nostro passaggio e si è messa a  seguirci con lo sguardo. Osserva quella brutta scatola di metallo su ruote in cui siamo rinchiusi e non capisce cosa stiamo facendo: c’è tanta erba da mangiare qui, pensa, perché vanno oltre? Cosa stanno cercando? Me lo chiedo anche io e davvero la curiosità di questo animale mi disturba, mi rapisce  e mi disgusta. Mentre lo superiamo giro un po’ la testa per continuare a guardarla, mucca maledetta, cos’avrà da commentare poi… Una fitta al collo mi ricorda che devo riportare lo sguardo avanti: guardare indietro fa male, lezione imparata.
Nei sedili accanto a me una coppia di turisti francesi discute dolcemente, oppure sta litigando, non capisco perché la loro lingua debba essere sempre così dolce. Si baciano, buona la prima ipotesi. La ragazza dopo un po’ tira fuori una guida della stessa città in cui sono diretto io. Vorrei parlare, dirle che facciamo lo stesso viaggio, che abbiamo la stessa meta, ma la cosa mi suona talmente stupida che desisto. Probabilmente la maggior parte delle persone su questo bus scenderà alla nostra stessa fermata, eppure è con questa coppia dagli zaini traboccanti che sento una certa affinità. Anche loro sono viaggiatori, anche loro hanno deciso di guardare sempre avanti. Lui è un musicista, lei fa illustrazioni sui libri per bambini, sono qui in Brasile perché viaggiare è la loro passione  e possono tranquillamente continuare il loro lavoro in Francia anche da qui. Alla fine la ragazza accende il suo pc portatile, io per non essere da meno faccio la stessa cosa.
Fuori è totalmente buio, il sole ha continuato a mandare in cielo fasci di luce rossa, arancione, rosa, poi ha smesso. Adesso sembra che l’autobus sia immerso in un’oscurità densa, difficilmente penetrabile, eppure non mi fa paura. Adesso no, non è più come quando ero un bambino, e il buio  della mia stanza mi terrorizzava , mentre quello sotto le coperte inspiegabilmente trasudava sicurezza. Mi ritrovo a sorridere, mentre guardo il buio fuori dal finestrino, o se vogliamo non guardo proprio nulla. La luce del cellulare del signore accanto a me crea un riflesso sul vetro, intravedo le mie palpebre, i miei occhiali, un accenno di barba. Un fantasma, un sogno, domani sarà svanito.
Domani! Non ci ho nemmeno pensato, che vedrò l’alba dallo stesso posto in cui sono seduto da quasi cinque ore. Tra nove ore e mezzo vedrò l’alba, se tutto fila liscio.

Fa’ che vada tutto bene, sono davvero convinto ad andare avanti. Cosa farei altrimenti?

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