Viaggi

Valencia, una città senza tempo

Stradine di Valencia
Agnese Latorrata
Scritto da Agnese Latorrata

Jorge juan, 32. Mercato di Colòn, Valencia.

– Per il mio compleanno ho voglia di fare un viaggio. Voglio andare tre giorni a Valencia, così. Solo mare e sangria. Vieni?

Non c’è stato bisogno di pensarci. Valencia: già questo nome un po’ esotico mi mette allegria. Tornare in Spagna, staccare dalla monotonia (si fa per dire) quotidiana, accompagnata dalla mia insider preferita.. no, davvero non ho avuto dubbi!

Sono partita senza programmare le giornate, senza sapere quali fossero “le 4 cose da vedere assolutamente” a Valencia. Bè, vi consiglio di fare lo stesso. Tanto non riuscireste comunque a rispettare nessuna scaletta. Il segreto per vivere la città spagnola sembra essere non affannarsi, fermarsi a bere una jarra de cerveza al sole e mangiare tapas. A parte qualche eccezione, ci siamo adattate a questo stile di vita. In via del tutto eccezionale, non ho visitato nessun museo, sono entrata solo nella cattedrale in Plaza de la Reina, velocemente, e ho dormito tanto.

Il mare ci è sembrata subito una tentazione troppo forte per resisterle e così dopo una rapida occhiata al nostro piso centralissimo ci infiliamo un costumino e via! In metro c’è uno sciopero generale che dimezza il traffico dei treni. Approfitto dell’attesa per osservare come si comporta il valenciano medio davanti a questo evento imprevisto. Nella stazione di Colòn questa mattina le persone sono calme, gentili, quasi disinteressate, non conoscono il motivo della protesta. Una signora seduta accanto a me con varie buste zeppe di libri (!) si alza all’arrivo di ogni treno per vedere se si tratti del suo, nonostante il peso e l’età, e tornando a sedersi sorride. Quando finalmente il treno arriva e ci porta a destinazione, la mia amica decide di farci percorrere a piedi l’ultimo tratto di strada che ci separa dal mare. La scelta non è casuale: vuole mostrarci un’altra faccia della città, in netto contrasto con la Valencia signorile e ricca che abbiamo conosciuto arrivando. Siamo finite in un quartiere popolare, attraversato da lunghissimi viali che tagliano una foresta di grattacieli decadenti e tristi e declinano verso la spiaggia, preannunciata da file di casupole a un piano, con la facciata rivestita di piastrelle in maiolica che ricordano gli azulejos portoghesi. Qua e là, bettole che servono pesce fresco, Burger King, una signora che vende cartocci di cozze.

Poco oltre, un lungomare ordinato, luminoso, una spiaggia di sabbia finissima e acqua cristallina. Il sole. È lunedì, c’è poca gente e poco rumore. Soffia un vento deciso che alza la sabbia e scompiglia i capelli. Qualcuno ha detto che di fronte al mare la felicità è una cosa semplice. Altrettanto semplice è stato saltare il pranzo e crogiolarsi al sole fino alle 17.

Lungomare di Valencia

Lungomare di Valencia

A Valencia abbiamo sperimentato anche una giornata di freddo e pioggia. Dopo un leggero desayuno salato in una delle tante caffetterie affollate del mercato di Colòn, ci dirigiamo verso Plaza del Ajuntamiento. Da qui passiamo per le stradine piene di locali che espongono orgogliosi menù turistici a pochi euro fino ad arrivare di fronte alla Cattedrale di Plaza de la Reina. Il campanile svetta imponente, sembra quasi una sentinella a guardia del Santo Graal. Mi colpisce molto il contrasto tra la facciata antica, barocca, adorna di statue in arenaria consunte dal tempo e l’eleganza delle forme moderniste dei palazzi intorno. Ho fatto tante foto dei particolari architettonici, di finestre, maioliche, degli angoli delle strade, ma riguardandole mi sono accorta che rendono ben poco. Il singolo elemento può risultare piacevole alla vista, ma trovarsi lì e averne una visione organica è un’esperienza che fa rivivere un pezzettino di passato mai vissuto.

Se poi il passato non ti piace e preferisci l’architettura contemporanea, Valencia ti offre anche questo.La nostra gita prosegue lungo la Turia, il letto del fiume prosciugato e deviato altrove che un tempo attraversava la città e che oggi è stato trasformato in un bellissimo parco. Vedo tantissima gente che corre e si allena negli spazi attrezzati sul prato. Passiamo davanti al Palau de la Mùsica, al parco di Gulliver dove grandi e piccini giocano insieme come tanti lillipuziani e approdiamo alla Città delle Arti e delle Scienze. Dico “approdiamo” perché l’elemento che predomina in questo complesso è l’acqua: le strutture luminescenti sono in strettissima relazione con essa. Il museo delle arti è soprannominato “la balena” per la somiglianza nelle forme con questo animale (sfortunatamente ora si trova in fase di ristrutturazione, coperto da ponteggi). L’oceanografico è sicuramente da visitare, la prossima volta.

A costo di sembrare banale, dirò che Valencia è una città in cui vale la pena ritornare. E magari aggiungo anche che due giorni non bastano per visitarla tutta. Ma al di là dei monumenti, dei mercati, del mare, di tutte quelle cose consigliatissime nei prontuari per i turisti, che non si separano mai dalla loro fedelissima Lonely Planet, ciò che merita davvero una seconda esperienza è il benessere che è in grado di infondere un posto come questo. Valencia è una città affascinante e fascinosa, ma anche familiare e accogliente, una città senza tempo perché ha in sé tanti “tempi” diversi.

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